NO all’ennesima tassa generalizzata

Per la popolazione e per l’economia si prospettano tempi difficili. A causa dell’abrogazione del tasso minimo di cambio sull’euro, molte imprese sono sotto forte pressione. Vari posti di lavoro di cittadini svizzeri sono in pericolo. In questi tempi sarebbe sensato non caricare ulteriori oneri sulla popolazione. Invece è proprio quello che si vuole fare con la tassa Billag sui media. Questa non è nient’altro che una trappola fiscale che, spacciata come un lieve calo della tassa stessa, nasconde un enorme futuro aggravio per tutti. Alla fine si andrà ancora a pescare nelle tasche del già tartassato ceto medio.

Il sospetto che alle cittadine ed ai cittadini venga propinato il classico specchietto per le allodole è grande. Infatti, qualora questa tassa venga introdotta, molti di loro in quanto imprenditori e lavoratori dovranno pagare due volte la Billag. La ministra dei media e i capi della SSR/SRG fanno invece credere che la tassa diminuirebbe! Contemporaneamente, il Consiglio federale avrebbe carta bianca per poter erogare illimitatamente altri soldi all’emittente statale. A questo punto le cittadine e i cittadini non potranno più interferire, per cui la trappola fiscale scatterà intrappolandoci tutti quanti. Così non va!

In più, a causa della forte immigrazione negli ultimi anni le entrate causate dal canone radiotelevisivo sono costantemente aumentate. Tuttavia, i canoni non sono mai stati adeguati verso il basso. Succede invece proprio il contrario, essi continuano a crescere da anni. Ancora nel 1990, il Consiglio federale ne aveva fissato il costo a Fr 279 l’anno. Oggi, ogni economia domestica paga 462 franchi all’anno, il che corrisponde a un aumento del 65%. Una crescita lineare come quella degli ultimi 25 anni, significherebbe che in futuro il canone annuale per i privati costerà circa 700-800 franchi.

In tempi di crisi tutti sono chiamati a fare dei sacrifici, non si capisce perché la radiotelevisione pubblica non sia chiamata a farlo ed anzi, si veda d’un tratto aumentati i finanziamenti e di riflesso i propri privilegi. Per questi motivi al 14 giugno deponiamo nell’urna un secco NO alla tassa sui media.

Cosimo Lupi, Gordola

(Corriere del Ticino, 28.05.2015)

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