Discorso d’investitura quale Presidente del Consiglio comunale di Gordola

Signor Sindaco e Signori Municipali,
Colleghe e colleghi Consiglieri Comunali,

è per me un grande onore potermi rivolgere a voi in qualità di primo cittadino di Gordola.

Non nascondo che affronto questa serata con un poco di emozione e soprattutto gratitudine. Poter presiedere il Consiglio comunale del Comune nel quale abito dalla nascita, che mi ha formato e fatto crescere, mi sprona ancora di più a fare del mio meglio a favore della nostra comunità.

Fare politica a livello comunale significa essere un politico di milizia. Il bello della nostra democrazia è che lo sono tutti i parlamentari, dal livello comunale su su fino alle Camere federali. La milizia è un concetto che nel nostro Paese va di pari passo con la coesione, elementi che hanno permesso e tutt’ora permettono alla Svizzera di prosperare. Questi due pilastri della nostra società sono però oggigiorno messi in discussione e la sopravvivenza del nostro federalismo dipende in gran parte dalla capacità di Comuni rispettivamente Cantoni di garantire l’assunzione efficace delle proprie competenze.

In questa sede mi sento di ringraziare voi, onorevoli Municipali e Consiglieri comunali, che con il vostro impegno nella politica comunale testimoniate un esemplare impiego di tempo ed energie in favore della collettività. Meritate dunque la riconoscenza di tutta la cittadinanza alla quale vogliamo sempre dimostrare che una volta eletti ci impegniamo, ognuno con le proprie diverse sensibilità politiche, per il bene comune, non per chissà quali interessi e tornaconti personali. Il confronto a volte con toni anche accesi ma corretto tra ideologie diverse è parte integrante del dibattito politico, ma unicamente con il conseguimento di un compromesso possono essere poi costruite soluzioni concrete, condivise e di lunga durata.

Spesso si parla della difficoltà di interessare i giovani alla cosa pubblica. In quest’ottica ritengo che vadano moltiplicati gli sforzi per riaffermare la cultura della fatica che bisogna fare per raggiungere un obiettivo senza trovarsi gli ostacoli già rimossi in partenza dallo Stato o da chicchessia. Ciò è ben ancorato nella nostra storia e tradizione, fatta di duro lavoro al piano e in montagna, di emigrazione ai quattro angoli del globo dove lavorare altrettanto duramente e conquistarsi di che vivere. Educazione significa quindi trasmettere anche la predisposizione al sacrificio che porta poi all’impegno associativo e politico, concetto espresso eloquentemente dalla celebre frase di John F. Kennedy: “Non chiedete cosa può fare il vostro paese per voi, chiedetevi cosa potete fare voi per il vostro Paese”

Lo sviluppo economico ha portato con sé anche degli effetti tutt’altro che piacevoli, con fenomeni di distorsione del mondo del lavoro che fino a pochi anni fa alle nostre latitudini erano pressoché sconosciuti. La responsabilità sociale di molti imprenditori è venuta meno facendo scricchiolare diverse conquiste sociali degli ultimi decenni. Anche a livello comunale, nel limite delle nostre competenze, dobbiamo quindi favorire e incoraggiare l’imprenditoria onesta e dall’alto valore aggiunto, evitando l’insediamento di attività economiche a basso o nullo valore aggiunto.

Ci troviamo in una fase storica diventata frenetica e di grandi cambiamenti, dove lo star fermi significa inesorabilmente retrocedere. Le sfide che attendono il nostro Paese sono molteplici e vanno affrontate a tutti i livelli. Dopo la caduta del muro di Berlino la speranza di una pace perpetua ha avviluppato l’Europa facendoci credere per due decenni che situazioni di crisi non si sarebbero ripresentate. Ebbene, le notizie internazionali, delle quali ora possiamo usufruire in tempo reale, ci fanno capire quotidianamente che non è così. Il benessere e la stabilità di un Paese passano anche dalla capacità che esso ha di mantenere la sicurezza all’interno dei propri confini e di affrontare le minacce alla propria integrità territoriale.

Il motto “Liberi e Svizzeri” deve poter essere una constante, impegniamoci quotidianamente affinché ciò non rimanga un ricordo.

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