Assistenza sociale: giusta ma severa

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Uno dei tre valori che il Partito Liberale Radicale ha portato avanti nella campagna elettorale per le elezioni federali 2015 è, accanto a libertà e progresso, la coesione.

Coesione significa l’impegno quotidiano a favore di tutta la comunità, sia nel volontariato, nello sport, nella propria attività professionale, nella politica, nell’esercito così come in ogni altra forma di servizio di milizia. Benintenso nel concetto di coesione rientra anche l’aiuto ai più deboli, ambito in cui il nostro Paese, a fronte di uno Stato sociale sviluppatissimo, è sicuramente avanzato. È però chiaramente impensabile poter accogliere chiunque ricerchi miglior fortuna economica da noi, per questo vanno combattuti abusi e turismo sociale.

Se da un lato le decisione sulla politica migratoria e la politica sociale vengono prese a livello federale e cantonale, in ambito comunale siamo chiamati a vigilare e stringere le viti per combattere gli abusi il più possibile. Bisogna anche essere coscienti che prima o poi, continuando ad essere più che generosi con tutti, mancheranno le risorse per aiutare chi ha davvero bisogno e che magari si trova in una situazione economica o personale difficile dopo aver pagato i contributi per decenni.

A livello cantonale osserviamo che le statistiche relative all’assistenza sociale, elaborate dall’Ufficio per il sostegno sociale e l’inserimento (USSI) registrano un continuo aumento dei casi. Infatti, se si paragonano le domande di assistenza pagate a livello cantonale (dato di giugno 2015, ultimo dato disponibile sulla pagina web USSI) con la media annua 2014 (4’531), si constata un aumento di 307 unità, pari a +6.8% Un aspetto sul quale bisogna assolutamente intervenire, visto anche la mancata reciprocità che l’Unione Europea mostra verso il nostro Paese in molti ambiti, è il beneficio da parte di cittadini dell’UE, titolari di un permesso B, di prestazioni dell’assistenza sociale.

Questa fattispecie è stata pure ricordata più volte dal Tribunale federale, il quale anche in una sentenza del 2015 ha ribadito che la libera circolazione non dev’essere utilizzata abusivamente dai lavoratori dell’Unione europea venuti in Svizzera per poi trovarsi troppo rapidamente in disoccupazione e riscuotere in seguito l’aiuto sociale.

In quest’ottica serve un’azione decisa delle autorità comunali che sono chiamate ad intervenire tempestivamente (viste le innumerevoli istanze di ricorso ed i relativi tempi che si allungano abbondantemente) dato che sono pure tenute a segnalare questi casi alle autorità cantonali. Infatti, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) dice chiaramente che i cittadini di tutti gli Stati UE/AELS che non svolgono attività lucrativa hanno diritto al permesso B UE/AELS se dimostrano di disporre di mezzi finanziari sufficienti e di un’assicurazione malattia e infortuni che copra tutti i rischi. In caso contrario si può procedere al non rinnovo o alla revoca del permesso di soggiorno.

Riassumendo: coesione significa anche solidarietà e aiuto pubblico, ma per assicurarla a lungo termine vanno applicate rigorosamente le leggi approvate dal Popolo sovrano così come le normative che ne derivano.

Cosimo Lupi, Consigliere comunale PLR Gordola


 

Leggi l’articolo su Ticinonews.ch: http://www.ticinonews.ch/ospiti-blog/263287/cosimo-lupi-assistenza-sociale-giusta-ma-severa

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