Vigilanza e garanzia di libertà

Al più tardi dopo il no popolare all’aereo da combattimento Gripen è oramai chiaro che la sicurezza della Svizzera è sempre più minacciata, come mai era successo dopo la seconda guerra mondiale. Mentre a Berna vi è la tendenza a dipingere i problemi molto meno gravi di quanto siano in realtà, il radicamento dell’esercito di milizia nella popolazione, la quale fa registrare un tasso sempre più alto di stranieri, potrebbe calare in maniera allarmante. In un discorso tenuto a Berna il 17 settembre 1946 Winston Churchill dichiarò che «il prezzo della libertà è la perpetua vigilanza». Sembrerebbe proprio che le alte sfere della politica federale negli ultimi decenni si impegnino al massimo per ignorare questo avvertimento. A fronte di uno scenario internazionale tutt’altro che pacifico, all’aumento ed alla diversificazione delle minacce anche all’interno del paese e del continuo aumento demografico, la risposta è quella di smantellare progressivamente il dispositivo di difesa nazionale e di abbattere il numero di effettivi dell’esercito di milizia.

Un trend molto pericoloso è proprio quello di diminuire continuamente il numero di cittadini che partecipano in prima persona alla difesa armata nazionale, così come ad una vasta gamma di impieghi sussidiari, prestando il servizio militare in osservanza della Costituzione. L’esercito di milizia è, infatti, un elemento centrale ed essenziale del benessere e della stabilità della Svizzera, giacché il fatto che le forze armate siano nelle mani del cittadino è una delle più grandi garanzie di indipendenza e democrazia. Motivo di preoccupazione non è tanto il continuo accendersi di guerre in Europa ed in Medio Oriente, fatto che Berna può influenzare ben poco, ma soprattutto la grave insufficienza di risorse umane e materiali a disposizione per far fronte alle crescenti minacce militari e terroristiche al nostro Paese.
La percentuale della spesa della Confederazione dedicate alla difesa è stata spinta drammaticamente verso il basso negli ultimi decenni, passando da una percentuale del prodotto interno lordo pari al 1,8% nel 1990 allo 0,8% nel 2013. L’esercito dispone attualmente di un effettivo sulla carta pari a 200.000 uomini, per i quali però manca l’equipaggiamento completo a causa della prolungata penuria di risorse finanziarie. E il progetto, ormai approvato dalle Camere federali, è di ridurlo a 100.000. Ciò vuol dire, disporre di non più di 20.000 militi preparati al combattimento, la metà dell’organico della polizia di New York. La situazione internazionale, però, è sempre più instabile e richiede ora alla politica federale un ripensamento ed una drastica correzione di rotta: è da irresponsabili affermare che un esercito ridotto al lumicino, concepito in tempi di distensione generalizzata, possa intervenire efficacemente nel caso si renda necessario un impiego effettivo. A quel punto sarà troppo tardi perché, oltre alla minaccia del terrorismo, si torna parlare di possibili guerre convenzionali.

Se pensiamo che recentemente, vista l’attuale difficile situazione riguardante la sicurezza in Europa, alcuni corsi di ripetizione (in particolare per i battaglioni di fanteria) previsti per il 2016 sono stati adeguati al fine di poter garantire la prontezza di impiego in qualsiasi momento dell’anno, c’è da porsi qualche domanda. In quest’ottica le linee direttive della nuova riforma chiamata «Ulteriore sviluppo dell’esercito», vale a dire regionalizzazione dell’esercito, equipaggiamento completo per la truppa, miglioramento dell’istruzione dei quadri e ritorno al concetto di mobilitazione sono da ritenersi senz’altro positive. Ciò però non basta ed è urgentissimo programmare un aumento sensibile degli effettivi e del budget militare per dotarci in tempi brevi di mezzi moderni adeguati alle minacce presenti e future. Non possiamo più permetterci di tirare qua e là una coperta troppo corta e di continuare a mettere a rischio la sicurezza nostra e dei nostri figli quando la Confederazione dedica (sperpera?) risorse finanziarie immense all’aiuto allo sviluppo all’estero ed alla politica d’asilo. A meno di non volerci volontariamente immolare sull’altare dell’imprevidenza, dell’ingenuità e del buonismo gratuito.

Cosimo Lupi
Associazione Libertà e Valori.ch

Pubblicato sul Corriere del Ticino, 20.02.2016

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...