Asilo: Cantoni e Comuni presto chiamati massicciamente alla cassa?

Il tema dell’asilo è uno di quelli che scalda il dibattito politico. L’emergenza umanitaria che coinvolge l’Europa vede in primo piano anche il nostro Paese: oltre all’accoglienza si pone il problema di cosa fare dopo e di come gestire le persone alle quali è stato concesso il diritto d’asilo, aspetto che occupa i Cantoni e di riflesso i Comuni. Il presidente uscente del PLR svizzero Philipp Müller si batte da sempre, così come tutto il partito liberale radicale, per una politica d’asilo giusta ma severa.In una recente intervista rilasciata al Tages Anzeiger va dritto al punto: la Confederazione decide chi può godere del diritto d’asilo e chi può essere ammesso provvisoriamente, ma i costi che ne derivano se li sobbarcano primariamente Cantoni e Comuni. Di settimana scorsa la notizia che, se per il 2015 erano ancora previsti nel preventivo federale circa 1,2 miliardi di franchi, ora si calcola già il doppio per il 2018. Müller si chiede giustamente se le amministrazioni cantonali e comunali si stiano rendendo conto dell’esplosione dei costi alla quale si troveranno confrontati, anche perché l’integrazione nel mondo del lavoro risulta lenta e complessa, avendo come conseguenza una percentuale molto alta di beneficiari dell’assistenza sociale tra gli asilanti riconosciuti.

Osservando la tendenza in atto negli ultimi anni, secondo cui il Cantone riversa sempre più oneri ai Comuni, la questione desta qualche preoccupazione. Per evitare ciò si può andare verso una soluzione pragmatica, ossia il prolungamento del periodo, attualmente fissato a 5 anni, in cui la Confederazione si assume i costi dell’asilo. Attualmente, dopo 5-7 anni di permanenza in Svizzera tutti i costi sono riversati sulle amministrazioni cantonali e comunali. Secondo il principio per il quale chi decide paga, la Confederazione dovrebbe assumersi integralmente i costi per i primi 10 anni. In questo modo Cantoni e Comuni verrebbero sgravati finanziariamente ed il prospettato effetto sarebbe quello di rivedere la prassi in uso. Infatti, anche se i criteri per concedere l’asilo di per sé sono chiari e imparziali, il fatto che la Confederazione decida semplicemente e poi a pagare siano altri, desta qualche sospetto sulla “manica larga” applicata oggigiorno.

La questione è assai complessa: va però fin da subito tematizzata, in modo da trovare le giuste sinergie ed esercitare una certa pressione, nelle sedi adeguate, sulla Confederazione. Altrimenti il rischio è quello di trovarsi confrontati con difficoltà finanziarie per i Comuni e di conseguenza con maggiori oneri per i contribuenti.

Cosimo Lupi
Candidato PLR a Municipio e Consiglio comunale di Gordola


Pubblicato su Opinione Liberale, 08.04.2016

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