NO al disarmo generalizzato del cittadino svizzero: la tattica del salame per un’adesione sempre più strisciante

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Praticamente in ogni ambito politico e amministrativo negli ultimi anni si è registrata un’integrazione nelle norme dell’UE. Con la cosiddetta “tattica del salame”, fetta dopo fetta la nostra indipendenza e sovranità viene sacrificata per farci diventare sempre di più parte dell’UE. Uno degli ultimi esempi è l’adozione della Direttiva UE sulle armi, fatta passare tramite le norme Schengen che dobbiamo riprendere automaticamente. Il processo di consultazione di fatto è stato solo di facciata perché si sapeva fin dall’inizio che il Consiglio federale si sarebbe piegato al volere di Bruxelles.

La trasposizione della Direttiva UE sulle armi nel diritto svizzero non offrirà però il benché minimo vantaggio in termini di sicurezza, ma in compenso comporterebbe la fine del tiro come sport di massa e degraderebbe a semplice privilegio il nostro diritto liberale al possesso di armi. Questo va ad attaccare uno dei fondamenti della nostra cultura e della nostra sovranità: il diritto liberale di possedere un’arma e di poterla utilizzare per scopi sportivi. Inoltre si va a mettere in dubbio la fiducia dello Stato nei confronti del cittadino-soldato. In pratica non lo si dice ma si vuole arrivare all’obbligo di depositare le armi in arsenali o depositi statali, eliminando di fatto uno dei pilastri dell’esercito di milizia: la custodia dell’arma di servizio presso il proprio domicilio. Questo tra l’altro in aperto contraddizione con il sistema di mobilitazione appena reintrodotto!

L’argomento della lotta al terrorismo è solo un paravento messo in campo dall’Unione europea, si tratta dell’ennesimo attacco alla nostra democrazia: adottando la direttiva europea i nostri fucili d’assalto dovrebbero venire proibiti e i proprietari di armi considerati a livello nazionale una categoria di cui lo Stato deve diffidare. Vi è inoltre la concreta possibilità che i detentori di armi ed i militari vengano letteralmente schedati a livello europeo!  Ciò è assolutamente inaccettabile, esattamente come lo è l’introduzione di nuove norme, quali per esempio la registrazione a posteriori, già bocciata esplicitamente in votazione popolare. Nel 2005 il Consiglio federale aveva dichiarato ufficialmente che il timore di restrizioni incisive nel nostro diritto sulle armi in seguito all’adesione a Schengen era ingiustificato. Adesso il Consiglio federale ed il Parlamento di fatto si rimangiano la parola data. Ciò in realtà non sorprende più di tanto visto che sono loro che da anni si adoperano per l’adesione strisciante all’UE!

Al fine di salvaguardare i nostri diritti e l’approccio democratico in materia di armi è quindi opportuno sostenere il referendum indetto dalla Comunità di interessi del tiro svizzero (CIT), lo strumento giusto per impedire che l’UE imponga in casa nostra il divieto di possedere legalmente armi da fuoco.

Cosimo Lupi

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