Sicurezza: cielo, rete e criminalità organizzata

Il PLR svizzero ha approvato durante la recente assemblea dei delegati, svoltasi lo scorso 23 marzo a Zugo, un importante documento programmatico sulla politica di sicurezza con un orizzonte temporale di un anno. Con questo documento, che ribadisce come per il PLR la sicurezza sia uno dei compiti centrali dello Stato, si intende avere una chiara base politica adeguata ai possibili scenari di pericolo per il nostro Paese. Il PLR è convinto che solo grazie ad una nazione con un quadro geo-politico stabile si possa creare il benessere per i singoli e per le imprese.

Un investimento per la sicurezza e la stabilità della Svizzera

Ci risiamo. Dopo che nel 2014 il Popolo svizzera ha affossato alle urne l’acquisto di una flotta di aerei da combattimento Gripen per sostituire, almeno in parte, gli oramai obsoleti Tiger F-5 la questione della difesa del nostro spazio aereo puntualmente si ripresenta. Il tema ha già sollevato aspre critiche e sono già stati versati fiumi d’inchiostro.

Andiamo con ordine: Il Consiglio federale ha deciso lo scorso 8 novembre di concedere una spesa massima di otto miliardi di franchi per nuovi aerei da combattimento e un nuovo sistema di difesa terra-aria.  Dunque non solo di sostituire un modello di aereo da combattimento ma di rinnovare alla radice la difesa aerea del nostro Paese. A tal proposito il governo ha incaricato il Dipartimento federale della difesa (DDPS) di studiare, entro febbraio 2018, possibili varianti concrete di intervento.
A tal proposito è opportuno ricordare come i trenta F/A-18 di cui attualmente disponiamo possono essere impiegati ancora fino al 2030 (ciò grazie ad un programma di aggiornamento costato centinaia di milioni e reso necessario dal no al Gripen), mentre i 53 caccia F-5 Tiger non sono già più adeguati per veri interventi, anche se 26 vengono impiegati con compiti sussidiari. Dal canto suo, i nostri sistemi di difesa terra-aria avranno fatto il loro corso al più tardi nel 2025.

Vigilanza e garanzia di libertà

Al più tardi dopo il no popolare all’aereo da combattimento Gripen è oramai chiaro che la sicurezza della Svizzera è sempre più minacciata, come mai era successo dopo la seconda guerra mondiale. Mentre a Berna vi è la tendenza a dipingere i problemi molto meno gravi di quanto siano in realtà, il radicamento dell’esercito di milizia nella popolazione, la quale fa registrare un tasso sempre più alto di stranieri, potrebbe calare in maniera allarmante. In un discorso tenuto a Berna il 17 settembre 1946 Winston Churchill dichiarò che «il prezzo della libertà è la perpetua vigilanza». Sembrerebbe proprio che le alte sfere della politica federale negli ultimi decenni si impegnino al massimo per ignorare questo avvertimento. A fronte di uno scenario internazionale tutt’altro che pacifico, all’aumento ed alla diversificazione delle minacce anche all’interno del paese e del continuo aumento demografico, la risposta è quella di smantellare progressivamente il dispositivo di difesa nazionale e di abbattere il numero di effettivi dell’esercito di milizia.